I vini pugliesi tra sapienza antica ed eccellenza contemporanea

Pubblicato:08-03-2021 19:33:47

I vini pugliesi negli ultimi anni hanno saputo conquistare un ruolo da protagonisti nel ricco panorama enologico italiano. Lo hanno fatto riuscendo a scrollarsi di dosso quella collocazione puramente ancillare che per lungo temo gli ha visti considerare esclusivamente come vini “da taglio” per rinforzare vini considerati più pregiati, conferendo ad essi colore, struttura e alcol.

Storicamente il rapporto della regione con la vite è piuttosto antico e duraturo. La viticoltura in Puglia risale a prima del 2000 a.C, al periodo precedente ai Fenici. A questi ultimi, tuttavia, si deve l’introduzione di nuovi vitigni e di tecniche di produzione più progredite. Un ulteriore decisivo sviluppo della viticoltura nella regione si ebbe successivamente con la colonizzazione greca, non a caso, alcune delle varietà autoctone che sono all’origine di alcuni dei vini pugliesi più apprezzati come Negro Amaro e l’Uva di Troia sono stati introdotti proprio dai greci. Alla tradizione ellenica si può far risalire anche il sistema di coltivazione della vite ad alberello, il più diffuso e praticato nella regione.

Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia, scrive che in Puglia erano presenti le Malvasie Nere di Brindisi e Lecce, il Negroamaro e l’Uva di Troia. Lo stesso autore latino definì Manduria come viticulosa, cioè “piena di vigne”. Il poeta Orazio paragonava i vini pugliesi al Falerno, considerato allora il migliore tra i vini in circolazione. A partire dal 244 a.C. con la costruzione del porto di Brindisi, si ebbe un periodo di grande sviluppo sotto il profilo commerciale dei vini pugliesi e la viticoltura continuò a svilupparsi nella zona per tutto il periodo dell’Impero Romano. Alla caduta di quest’ultimo, seguì un periodo di crisi in parte attenuato dall’attività dei monaci che mantennero viva la coltivazione vitivola regionale che conobbe nuovo impulso con Federico II che fece piantare migliaia di viti nella zona di Castel del Monte, importando le piante dalla vicina Campania.

Il Rinascimento registra una prima diffusione dei vini pugliesi in altre zone d’Italia e della Francia. Quello che contraddistinguerà la produzione dei vini pugliesi sarà nei secoli la grande quantità non sempre accompagnata dalla qualità. All’arrivo della devastazione della fillossera nel Nord Italia e in Europa, la grande produzione di vini pugliesi riuscì ad attenuarne gli effetti raggiungendo diversi mercati, compreso quello francese. La relativa distanza dalle zone di maggior diffusione dell’insetto spinse diversi imprenditori francesi a giungere in Puglia per produrre vino da esportare in Francia, Austria e Germania. L’arrivo della fillossera anche nel tacco d’Italia segnò il crollo di quello che sembrava una fiorente attività. Nel periodo successivo si avviò nuovamente una produzione massiccia con scarsa attenzione per la qualità, che guadagnerà ai vini pugliesi quella fama cui si accennava in apertura. A partire dagli anni Novanta si osserva, fortunatamente, una inversione di tendenza che vede l’affermazione delle grandi potenzialità enologiche di questa terra. Oggi con i suoi con i suoi 105 mila ettari di superficie vitata la Puglia è sempre più una terra premiata con diverse eccellenze sparse sul territorio.

Oltre alle quattro Denominazioni di Origine Controllata e Garantita (DOCG) e alle sei Indicazioni Geografiche tipiche (IGT), la Puglia vanta ben ventinove Denominazioni di Origine Controllata (DOC), il numero più consistente di DOC in Italia dopo la Toscana. A dominare sono i vitigni a bacca rossa che ricoprono più dell’80% dei vitigni pugliesi.

I vitigni più diffusi in ambito regionale sono Negroamaro e Primitivo, seguiti da Bombino bianco e nero, Trebbiano toscano, uva di Troia, Sangiovese, Montepulciano, Malvasia nera.

Per quanto riguarda nello specifico le DOC e DOCG, partendo dal Nord troviamo in provincia di Foggia le DOC Tavoliere, San Severo, Cacc’è mmitte di Lucera e Orta Nova, mentre nella provincia di Barletta-Andria-Trani abbiamo Rosso di Cerignola, Barletta e Moscato di Trani. Nella provincia di Bari trovano la maggior concentrazione di vini pugliesi DOCG, ovvero Castel del Monte Nero di Troia Riserva, Castel del Monte Bombino Nero, Castel del Monte Rosso Riserva e le DOC Gravina e Gioia del Colle e Castel del Monte, in comune con la provincia di Barletta-Andria-Trani.

Giungendo più a Sud nelle province salentine di Taranto, Brindisi e Lecce si incontra la quarta DOCG della regione, il Primitivo di Manduria Dolce Naturale, con la relativa DOC Primitivo di Manduria e la più alta concentrazione di DOC legate a zone di produzione molto piccole come Colline Joniche Tarantine, Brindisi, Locorotondo, Martina Franca, Ostuni, Terra d’Otranto, Salice Salentino, Squinzano, Leverano, Copertino, Nardò, Galatina, Alezio e Matino.

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