Prodotti Agroalimentari Tradizionali: eccellenze di nicchia

Pubblicato:10-05-2021 16:51:11

I Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) devono avere metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura molto ben consolidate nel tempo. Più dettagliatamente, devono risultare praticate sul territorio di riferimento in maniera omogenea secondo regole tradizionali e protratte nel tempo, comunque per un periodo non inferiore ai 25 anni. Tali prodotti rappresentano la testimonianza più concreta della tradizione agroalimentare nazionale e regionale. Istituita ai sensi ai sensi dell’art. 8, comma 1 del D.lgs n.173 del 1998, la denominazione PAT, offre al consumatore garanzie in termini di tipicità del prodotto, legandone la produzione e lavorazione a specifiche metodiche tradizionali

Per poter rientrare nella definizione di Prodotti Agroalimentari Tradizionali determinate produzioni devono avere un forte e consolidato legame territoriale che individua arre geografiche assai limitate, potremmo definirle di nicchia, caratterizzate da un’offerta tendenzialmente stagionale e che non hanno una forza tale da entrare nei circuiti della grande distribuzione.

Il riconoscimento è dato dalla regione di appartenenza: oggi ci sono più di 5000 prodotti tipici italiani. Da solo, questo numero fa capire quanto sia grande il patrimonio enogastronomico dell’Italia.

I Prodotti Tipici Tradizionali rappresentano l’Italia dei borghi e dei piccoli produttori, che raccontano il passato antico di un luogo. Oggi c’è un ritorno alle tradizioni, ai prodotti artigianali e, quindi, questi prodotti rispondono alla perfezione alle attuali esigenze dei consumatori. Infatti, non a caso, è più facile trovarli ad eventi come sagre e feste di paese, dove si tende a valorizzare e promuovere i territori.

Comune a livello nazionale è la suddivisione dei prodotti agroalimentari tradizionali nei seguenti settori:

Bevande analcoliche, distillati e liquori;

Carni (e frattaglie) fresche e loro preparazioni;

Condimenti;

Formaggi;

Grassi (burro, margarina e oli);

Paste fresche e prodotti di panetteria, pasticceria, biscotteria e confetteria;

Piatti composti.

 

Per ciascun prodotto tradizionale viene compilata una scheda identificativa con i seguenti elementi:

categoria;

nome del prodotto, compresi sinonimi e termini dialettali;

territorio interessato alla produzione;

descrizione sintetica del prodotto;

descrizione delle metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura;

materiali, attrezzature specifiche utilizzati per la preparazione e il condizionamento;

descrizione dei locali di lavorazione, conservazione e stagionatura.

La richiesta di riconoscimento di un prodotto come tradizionale e il relativo inserimento nell’elenco regionale può essere inoltrata da enti pubblici e privati, purché corredata da apposita documentazione storica e tecnica.

Il Decreto Ministeriale 18 luglio 2000 intitolato “Elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali ” in base al dettato dell’art. 5 stabilisce in relazione alla registrazione che “ il nome di ciascun prodotto, il suo eventuale sinonimo o termine dialettale non può costituire oggetto di deposito o di richiesta di registrazione, ai sensi della vigente normativa comunitaria e nazionale sulla proprietà intellettuale e industriale, a decorrere dalla data di pubblicazione del presente decreto nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana ”.

Occorre specificare che la legislazione emanata a tutela dei prodotti agroalimentari tradizionali si distingue in maniera precisa da quella inerente la tutela delle varie specialità gastronomiche che rientrano sotto le produzioni DOP e IGP. Tale legislazione fa riferimento alla legislazione comunitaria sulle denominazioni d’origine (Reg. CEE del Consiglio 2081/92 del 14/.07.92) e costituisce l’ambito regolamentare all’interno del quale si muove la valorizzazione e la promozione dei grandi prodotti tipici italiani e della produzione agroalimentare mediterranea. L’istituzione di registri di tutela dei prodotti agroalimentari tradizionali, annualmente aggiornati, intende intervenire in favore di quell’articolato e composito universo di produzioni locali tradizionali definito da aspetti che con difficoltà rientrerebbero nei parametri comunitari e in quanto risultato del lavoro di micro-filiere di dimensioni estremamente ridotte che impedisce l’unione dei produttori in veri e propri consorzi. Da quanto appena detto se ne ricava che si tratta di due ambiti di tutela distinti e differenziati al punto che l’inserimento di nei vari elenchi regionali PAT di un prodotto precedentemente classificato come DOP o IGP ne determina l’esclusione da questi ultimi regolamenti di tutela.

A seguito della 21ma revisione, la Puglia vanta 311 Prodotti Agroalimentari Tradizionali ed è al settimo posto nella classifica delle regioni. Tra i PAT pugliesi figura il pisello nano di Zollino una particolare varietà di pisello dalle ridotte dimensione, da cui nome, che si coltiva esclusivamente in piccolo centro nel cuore della Grecìa Salentina. Lo si può gustare ordinandolo nello shop online di Maninpasta.